Progettare il packaging alimentare
Un packaging alimentare nasce prima di tutto per svolgere una funzione: proteggere l’alimento durante la conservazione, il trasporto, la distribuzione e l’esposizione nel punto vendita.
La progettazione parte da qui. La scelta dei materiali, il loro spessore, il numero di componenti che formano la confezione e le possibilità di gestione dopo l’uso vanno considerate senza perdere di vista ciò che l’imballaggio deve fare.
Le valutazioni ambientali dipendono dalle caratteristiche effettive della confezione e non possono essere separate dalla sua funzione.
Prima di tutto, la funzione
Alimenti diversi richiedono imballaggi diversi. Cambiano le esigenze di protezione, le condizioni di conservazione, la durata prevista e le sollecitazioni che la confezione dovrà sopportare durante il trasporto e la distribuzione.
Intervenire sulla quantità o sulla tipologia dei materiali può modificare anche le prestazioni dell’imballaggio. Una riduzione di peso, un materiale differente o una nuova struttura devono quindi essere valutati rispetto all’applicazione specifica.
Nel packaging alimentare rimangono inoltre centrali la sicurezza e il rispetto dei requisiti previsti per i materiali e gli oggetti destinati al contatto con gli alimenti.
La scelta dei materiali
Plastica, vetro, metallo, carta e cartone hanno proprietà diverse e rispondono a esigenze diverse. A questi si affiancano materiali ottenuti, in tutto o in parte, da materie prime di origine rinnovabile.
Un esempio è il PLA, un polimero che può essere prodotto a partire da materie prime come mais, barbabietola o canna da zucchero.
L’origine della materia prima, però, non basta a descrivere il fine vita di un materiale. Biodegradabilità e compostabilità fanno riferimento a caratteristiche specifiche, da verificare nelle condizioni previste e in relazione al materiale o al prodotto considerato.
La scelta deve tenere conto dell’applicazione, delle prestazioni richieste e dei requisiti normativi applicabili.
Cosa succede dopo l’uso
Il fine vita di una confezione dipende anche da come è stata progettata.
Riciclabilità e compostabilità indicano modalità di gestione differenti. Materiali e strutture devono essere compatibili con i relativi sistemi di raccolta e trattamento; anche le indicazioni di conferimento devono tenerne conto.
Una confezione alimentare, inoltre, può essere costituita da più elementi. Vaschetta, film, etichetta e, quando presente, pad assorbente possono avere composizioni e funzioni differenti.
Anche questi componenti vanno considerati quando si valuta la gestione della confezione dopo l’uso.
Guardare all’intero ciclo di vita
Una confezione più leggera utilizza meno materiale, ma questo dato, da solo, non ne descrive l’impatto ambientale complessivo. Lo stesso vale per l’origine di una materia prima o per una determinata caratteristica di fine vita.
Per confrontare materiali o soluzioni differenti occorre stabilire cosa viene misurato e quali fasi del ciclo di vita vengono considerate.
Il Life Cycle Assessment (LCA) permette di condurre questo tipo di analisi secondo confini, dati e metodologie definiti. Le valutazioni possono così basarsi su elementi misurabili, anziché sulla percezione che un materiale o una soluzione siano genericamente “più sostenibili”.
Nel packaging alimentare, però, il punto di partenza resta la funzione dell’imballaggio. Qualunque modifica a materiali, struttura o quantità impiegate va valutata considerando ciò che accade durante l’utilizzo e dopo che la confezione ha terminato il proprio compito.
Non esiste quindi una scelta valida in assoluto: esistono caratteristiche da verificare rispetto all’applicazione, alle prestazioni richieste e al fine vita previsto.