Materiali bio-based, biodegradabili e compostabili: quali sono le differenze
Bio-based, biodegradabile e compostabile descrivono caratteristiche diverse dei materiali e non sono termini equivalenti.
Questi termini, spesso confusi tra loro, indicano aspetti distinti legati all’origine del materiale o al suo comportamento dopo l’uso. Nel settore del packaging alimentare, conoscerne le differenze è importante anche per valutare correttamente le opzioni disponibili per il fine vita dell’imballaggio. Gli imballaggi non solo devono proteggere il cibo, ma essere progettati anche tenendo conto della loro composizione e delle modalità di gestione previste dopo l’utilizzo.
Esaminiamo nel dettaglio le varie categorie per capire come trarne il massimo vantaggio.
Cosa si intende per materiale bio-based
I materiali bio-based derivano in parte da una biomassa vegetale, come amido, mais, canna da zucchero o cellulosa, e si distinguono dai materiali di origine fossile per la provenienza, totale o parziale, delle materie prime utilizzate.
Le bioplastiche sono i materiali più conosciuti in questa categoria. Tuttavia, un materiale bio-based non è necessariamente biodegradabile. La definizione bio-based riguarda infatti l’origine della materia prima e non determina, da sola, le caratteristiche ambientali complessive o le modalità di fine vita del materiale.
Cosa si intende per materiale biodegradabile
Un materiale è definito biodegradabile se può essere degradato e scisso naturalmente grazie all’azione enzimatica di microrganismi, trasformandosi in sostanze più semplici come anidride carbonica, acqua, sali minerali e biomassa; in condizioni anaerobiche può essere prodotto anche metano.
Tempi e modalità della biodegradazione dipendono sia dalle caratteristiche del materiale sia dalle condizioni ambientali in cui il processo avviene, come temperatura, umidità, presenza di microrganismi e disponibilità di ossigeno. Per questo motivo, definire un materiale biodegradabile non indica, da solo, dove, in quali condizioni o in quanto tempo avverrà la degradazione.
La biodegradabilità non implica inoltre che il materiale possa essere disperso nell’ambiente senza conseguenze: resta necessario prevederne una corretta gestione a fine vita.
Cosa si intende per materiale compostabile
I materiali compostabili rappresentano una categoria specifica di materiali biodegradabili che possono essere trasformati in compost attraverso un processo di compostaggio controllato.
Per essere considerati compostabili secondo gli standard applicabili, i materiali devono soddisfare requisiti specifici relativi a biodegradazione, disintegrazione durante il processo di compostaggio, limiti per determinate sostanze e assenza di effetti negativi sulla qualità del compost.
Nel caso della norma EN 13432, la valutazione comprende un requisito di biodegradazione di almeno il 90% entro sei mesi e una prova di disintegrazione condotta nell’arco di 12 settimane.
Il compostaggio industriale avviene in condizioni controllate, diverse da quelle dell’ambiente naturale o del compostaggio domestico. Per questo motivo, un materiale certificato per il compostaggio industriale non deve essere automaticamente considerato adatto al compostaggio domestico o rapidamente biodegradabile in altri ambienti. Il processo produce materiale organico stabilizzato che, quando conforme ai requisiti qualitativi previsti, può essere utilizzato come ammendante del suolo.
I materiali certificati per il compostaggio industriale possono essere conferiti nella frazione organica dove previsto dalle disposizioni locali e dal sistema di raccolta adottato.
Comprendere le differenze tra materiali bio-based, biodegradabili e compostabili è fondamentale per fare scelte consapevoli in funzione dell’applicazione e del fine vita previsto.
Mentre tutti i materiali compostabili sono biodegradabili, non tutti i materiali biodegradabili sono compostabili, e i materiali bio-based possono essere biodegradabili o non biodegradabili.
La selezione del materiale adeguato dipende dalle specifiche esigenze di utilizzo e dalle caratteristiche richieste al prodotto, comprese quelle relative alla sua gestione dopo l’uso.
Nel packaging alimentare, la scelta del materiale deve quindi considerare separatamente origine delle materie prime, prestazioni durante l’utilizzo e modalità previste per il fine vita. Distinguere correttamente questi aspetti permette di evitare equivalenze improprie tra bio-based, biodegradabile e compostabile e di comunicare in modo più preciso le caratteristiche dell’imballaggio.