L’evoluzione del packaging alimentare nel tempo
Conservare un alimento e poterlo trasportare: le prime forme di packaging rispondevano a esigenze molto concrete. Nel tempo sono cambiati i materiali, i sistemi di produzione e distribuzione e, insieme a questi, anche le funzioni affidate all’imballaggio.
Ripercorrerne la storia permette di capire come siamo arrivati alle confezioni di oggi e perché la loro progettazione debba tenere conto di aspetti molto diversi tra loro.
Dai primi contenitori alle produzioni industriali
Molto prima della nascita del packaging come lo intendiamo oggi, l’uomo utilizzava ciò che aveva a disposizione per contenere e trasportare gli alimenti: recipienti ricavati da materiali naturali, pelli, conchiglie e contenitori in terracotta.
Nell’antichità, le anfore furono ampiamente utilizzate nel Mediterraneo per conservare e trasportare prodotti come olio, vino e cereali.
Con il passare dei secoli comparvero nuovi materiali e nuove tecniche di lavorazione. Tra XVII e XIX secolo si svilupparono anche le prime forme di packaging in carta e cartone, destinate a diffondersi ulteriormente con l’industrializzazione della produzione.
Nuovi materiali, nuove possibilità
La produzione industriale cambiò profondamente anche il modo di confezionare gli alimenti.
Il vetro trovò una diffusione crescente nella produzione di bottiglie e barattoli, mentre i contenitori metallici aprirono nuove possibilità per la conservazione e il trasporto di numerosi prodotti alimentari.
All’inizio del Novecento arrivò anche il cellophane, materiale trasparente a base di cellulosa. La possibilità di avvolgere il prodotto in un film flessibile e trasparente introdusse un modo diverso di confezionare e, allo stesso tempo, di mostrare gli alimenti al consumatore.
Ogni nuovo materiale portava con sé proprietà specifiche e possibilità prima difficili da ottenere.
Il consumo di massa cambia il packaging
Nel secondo dopoguerra, la crescita della produzione industriale e della distribuzione su larga scala modificò ancora una volta le esigenze del confezionamento.
Plastica e alluminio trovarono un impiego sempre più ampio. Leggerezza, possibilità di ottenere forme e strutture differenti e adattabilità ai processi industriali ne favorirono l’utilizzo in numerose applicazioni.
Anche il ruolo della confezione stava cambiando. Accanto alla protezione e alla conservazione del prodotto, il packaging diventava uno spazio per informazioni, immagini e segni distintivi del marchio. Con la diffusione della grande distribuzione, la confezione assumeva quindi anche una funzione comunicativa nel rapporto tra prodotto e consumatore.
Design, usabilità e prestazioni
Con l’aumento della varietà dei prodotti e dei formati disponibili, la progettazione del packaging ha progressivamente coinvolto aspetti che vanno oltre la scelta del contenitore.
Forma, apertura e chiusura, facilità di utilizzo, porzionatura, trasporto e presentazione del prodotto sono diventati parte del progetto. Allo stesso tempo, materiali e strutture devono continuare a garantire le prestazioni richieste dall’alimento e dalle condizioni in cui sarà conservato e distribuito.
Il packaging contemporaneo è quindi il risultato di esigenze che si sono accumulate nel tempo. Alcune sono rimaste sostanzialmente le stesse, come contenere e proteggere; altre sono nate insieme a nuovi modelli di produzione, distribuzione e consumo.
Anche il fine vita fa parte della progettazione
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso ciò che accade alla confezione una volta terminato il suo utilizzo.
La quantità di materiale impiegato, la composizione dell’imballaggio e le possibilità di riciclo o di altre forme di trattamento a fine vita sono diventate ulteriori variabili da considerare durante la progettazione.
Riciclabilità e compostabilità, in particolare, descrivono caratteristiche differenti e non sono sinonimi di un generico beneficio ambientale. Dipendono dalla composizione del prodotto, dai requisiti previsti e dai sistemi attraverso i quali il materiale viene raccolto e trattato dopo l’uso.
Questo riguarda anche i singoli componenti della confezione. Nel packaging dei freschi, ad esempio, vaschetta, film, etichetta e pad assorbente possono avere materiali e funzioni differenti. Valutarne la composizione aiuta a comprendere come ciascun elemento debba essere gestito una volta terminato il suo utilizzo.
Materiali compostabili: una caratteristica da definire con precisione
Anche i materiali compostabili fanno parte delle soluzioni oggi disponibili per alcune applicazioni di packaging.
Parlare di compostabilità richiede però precisione. Il termine indica la capacità di un materiale o di un prodotto di essere trattato attraverso un processo di compostaggio in determinate condizioni e nel rispetto di requisiti definiti. Non equivale, da solo, a definire un materiale come “ecologico” o “sostenibile”.
Nel caso del compostaggio industriale, la caratteristica deve essere riferita alle condizioni previste per questo specifico processo e, quando si comunica una certificazione, ai prodotti o alle configurazioni effettivamente coperti dal certificato.
Anche Magic ha sviluppato materiali e soluzioni per i quali sono disponibili specifiche certificazioni di compostabilità industriale. In questi casi, è la certificazione e il relativo campo di applicazione a definire ciò che può essere dichiarato sul prodotto.
Una storia che continua
Dai primi recipienti alle confezioni multicomponente di oggi, il packaging è cambiato insieme al modo di produrre, conservare, distribuire e acquistare gli alimenti.
La sua funzione originaria, però, è ancora lì: contenere e proteggere ciò che mangiamo. Intorno a questa funzione si sono aggiunte nel tempo nuove esigenze, nuovi materiali e nuovi criteri di progettazione.
Oggi anche la gestione dopo l’uso rientra tra gli aspetti da valutare. E, come per le prestazioni durante l’utilizzo, non esiste una soluzione valida per ogni confezione: contano il materiale, la struttura, l’applicazione e le condizioni effettive di fine vita.